Storie vere Dalminesi

 

La prima storia che vi voglio raccontare è capitata nel cimitero di Sforzatica nell'anno 1985


" Vagabondi, che girano per le strade ce ne sono sempre stati tanti, specialmente nella

 bassa pianura, dove, per male che vada, un rifugio nelle stalle loro l'hanno sempre 

trovato. Al giorno d'oggi però le cascine sono diventate poche e i vagabondi devono 

arrangiarsi. Forse è per questa ragione che un giorno un vagabondo ( il nome lasciamolo 

perdere dal momento che è ancora vivo ) aveva pensato di procurarsi un rifugio nel cimitero

 e a dire la verità doveva accontentarsi del "condominio" dei colombari. Il condominio 

può avere i suoi vantaggi: si può prendere il piano, che più piace. Il nostro vagabondo, 

aveva preso il penultimo piano; cosi non doveva fare i conti con l'umidità del pianoterra,

 nemmeno con la calura del sole dell'ultimo piano.

Mancava l'ascensore; ma, siccome di dritto o di rovescio, una scala da quelle parti 

c'era sempre, l'ascensore non era indispensabile.

Nel frattempo succede che muore un tale di Sforzatica, non era ricco, Ma cosa non fa mai 

una vedova per il suo defunto marito! Gli prende un colombaro. Va a vederlo e le 

sembra molto bello. Veramente su al terzo piano, è un pò alto, ma le piace e,

 per salire a disporre i fiori, vuol dire che adopererà la scala.

Fanno il funerale e due giorni dopo, appena aprono il cimitero, lei è li, il loculo del suo 

dolce consorte. Li piange, prega, si dispera, poi prende una scala e sale su fin dove c'è il loculo,

 bacia e ribacia quella pietra fredda e parla cosi al suo uomo: Tesoro, esci fuori, dimmelo che

 non mi lasci sola, Vieni fuori!....; è tutto inutile e la povera vedova scende giù dalla scala, 

ma vuole che il loculo sia ben visibile dal basso e sposta la scala lontano.

Non fa in tempo a muoverla, che sente che la scala è bloccata, guarda in alto; c'è una mano 

che sporge dal colombaro 

e che è li appoggiata sulla scala e senta una voce che esce dal loculo dei morti:

Lasci stare quella scala! Diavolaccio!

Come faccio poi a scendere, se lei la scala me la porta via!.

"Signoùr!....Ol mè òm  ( Signore!... mio marito)

La vedova a questo puntosi sente venir meno e cade svenuta a terra, è tutta smorta piena di lacrime, 

cosi la trova il custode, che passa....Cos'è successo?!. 

Lei tremante gli racconta il fatto; ma lui la prende per una pazza visionaria, poi vuole vedere 

come va a finire questa strana storia, sale sulla scala, si avvicina al loculo, che è ancora vuoto, 

guarda dentro, allunga le mani, fino a quando: 

che paura! sente una specie di letto....

O babbeo, tu sei un vagabondo! vieni fuori! cosa fai qui assieme ai morti?

Io sto qui!. vieni fuorì....!

Se volete sincerarvi della veridicità di questa storia balorda, andate a Sforzatica e chiedete 

dell'affossatore,

 può darsi che sia ancora lo stesso del 1985

 

La seconda storia è avvenuta a Mariano al Brembo

 

Risale ai primi del Novecento: due sposi di Mariano al Brembo, già avanti negli anni, vivevano 

senza "nè figli nè cani", 

senza un capitale, su cui poter contare, senza pensione alcuna, possedevano però un campicello e, lavorandolo 

con diligenza, ottenevano prezzemolo, patate, fagioli, spinaci, verze....

Zappare era il solito compito del marito; ma, per quanto poteva, lo aiutava la moglie.

Successe però che un giorno, mentre stavano seminando i fagioli, la moglie si senti male e 

faticosamente tornò a casa,

 il marito continuò nel suo lavoro; quando arrivò a casa, trovò ancora spento il fuoco e 

freddo l'acqua, il "tontolone",

 invece di somministrare qualche rimedio alla donna immobile, continuava a barbottare:

Ma possibile che non dici una parola?

La moglie non diceva nulla: le si fece vicino e, come la vide di color cereo e bluastro, corse

 a chiamare aiuto.

"Altro che pallida non vedete che è morta?", gli dissero

Era andata all'altro mondo, senza dir parola, come un pulcino soffocato, bisognava allora

 vedere il pianto di quell'uomo! 

roba da strappare il cuore.

"No nonno non fate cosi!..continuavano a dirgli; ma le lacrime scendevano come una fontana.

"Ma nonno bisogna accettare la volontà di Dio" e lui rispose!

"Eh, parlate bene voi! Ma vi rendete conto che è morta?

e non mi ha detto dove era arrivata a piantare i fagioli?..."

Sembra una barzelletta ma è una storia vera

 

La casa dei Fomagai

 

Circa settant'anni fà, nel paese di Mariano al Brembo, pressapoco dove adesso è il circolo

 ENAL, vi era un'osteria, ed era sempre affollata da gente che andava e gente che veniva: 

"Ciao, come stai?, è un po' che non ti vedevo, e tua moglie?

cosa? Ha comprato ancora? di sicuro ti vanno bene gli affari!"

L'osteria era il salotto del paese; li venivi a sapere chi era morto, i miracoli del Sindaco, 

gli rimproveri del Prevosto, i "piaceri" dello speziale, le beghe del padrone e del mezzadro,

 il perchè è subito spiegato: tutti potevano entrare , berne un mezzo litro e venir via senza 

pagare, perchè la padrona non chiedeva mai il pagamento della consumazione.

Era la famosissima osteria di "fòmagai", perchè l'ostessa aveva il nome "Maria Fumagalli",

 sbandati, vagabondi e finti tonti avevano subito imparato la strada.

E la padrona"Pazienza-diceva-quello che esce dalla finestra, rientra dalla porta".

Il fatto è che aveva un fratello, il "Barba" Professore al Collegio di Celana, che dava alla sorella

 tutto quello che guadagnava.

Ma "dai" oggi "dai" domani,anche la montagna sparisce

A Mariano al Brembo anche al giorno d'oggi, quando una famiglia spende e spande senza 

controllo o freno alcuno, si può sentire il detto:

"Lè la cà di Fòmagai: tat ne ciapa e tat ne maia".