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Storie vere Bergamasche
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La prima storia che vi voglio raccontare è capitata a Levate
Un certo Ruggero, nato a Levate, un fior di galantuomo, molto devoto alla Madonna, fù ingiustamente accusato di aver commesso un atroce delitto, Processato, venne condannato all'impiccagione nella piazza principale del paese davanti a tutta la popolazione. Gli venne messo attorno al collo la corda, ma mentre era sulla forca, per ben 4 volte la corda si ruppe. Si controlla la prima volta la corda, non ha alcun difetto; si prova una seconda volta con una nuova corda e la corda si rompe, come fosse di pastafrolla, al quarto tentativo il boia rinuncia perchè aveva finito le corde, cosi il condannato a morte viene liberato. Ora una storia di Treviglio
"Ol Batisti" camminava un giorno per la strada e incontrò l'amico"Carlòt"; "Dove vai?", gli chiese, "vado a fare le foto per l'abbonamento al treno", "ne avrei bisogno anch'io... quante ne fai di foto?" "me ne occorrono tre" rispose "fanne sei; tre le adopero io". Cosi fecero l'abbonamento ferroviario tutti e due con la foto del "Carlòt", i controllori non si accorsero mai ed essi viaggiarono insieme tutta una vita pacificamente senza alcun intoppo. Accadde però che un brutto giorno "Ol Batisti" mori e i famigliari apposero la sua foto sulla lapide al camposanto e, non avendo altra fotografia che quella dell'abbonamento, senza andar troppo per il sottile, la consegnarono al marmorino."Si arrangi lei". Quando poi i parenti del "Batisti" andarono al cimitero, rimasero scioccati: "Povero diavolo! com'era cambiato da morto!". "Maquarda un pò : in fin di vita era in tutto somigliante al Carlòt", "è vero, loro erano amici per la pelle.... e si volevano un bene....dell'alto mondo". "Ol Carlòt" andò anche lui in visita al cimitero: "Ma, guarda un pò: cosa mi capita di vedere!, e si toccò, perchè li al momento era rimasto bloccato come fosse diventato una statua di marmo. "Vuol dire che sono proprio io il morto?". Ma poi cosa fare? si fece il segno della Croce e recitò un "Requiem aeternam": metà per "Ol Batisti" e metà per sè stesso Quando poi rientrò a casa, era smorto come la cera, e con una faccia cadaverica, da rassomigliare "alla morte che cammina", tanto che la moglie gli si fece incontro: "Ma ti senti forse male?, no ",rispose lui, "Ma oramai sono mezzo morto!"
Questa storia viene da Brignano
Quando il "Frèdo" di Brignano andò con la sua "Gini" a sposi di un'altro parente..., che conosceva cosi cosi...in un paese distante da Brignano. Dunque va alla Messa degli sposi; poi con la sua auto, con accanto "la Gini", si infila nel corteo degli sposi e, dopo aver tribolato per un bel pò di chilometri, sbaglia fila e si accodano ad un'altro matrimonio, poi arrivano al ristorante: "Ol Frèdo" sceglie il posto che gli piace; si siede, chiacchiera e mangia, poi...... "Oh, tè Gini: io non conosco nessuno qui, ho la vaga idea che ho sbagliato matrimonio" "Non dirai sul serio! cosa facciamo adesso?" "Mangia, mangia, Gini, e fà finta di niente...Per la sposa siamo parenti dello sposo e per lo sposo siamo parenti della sposa..." Il"Frèdo" e la "Gini" mangiarono, ballarono e, come è detto nella storia "Pasti, pastù, ghe n'è restàt piò gna ù bucù"
Una storia vera di Fuipiano Imagna
Un predicatore si era recato per le S.S.Quarantore a Fuipiano , siccome mancavano paio d'ore all'inizio della funzione, ne approfittò per andare dal barbiere, per farsi radere la barba. Il barbiere piuttosto anzianotto e affetto da un certo tremolio, subito gli produsse un taglio sulla guancia, lo fece sanguinare da un lobo dell'orecchio e gli procurò uno sfregio sotto il mento. Il sacerdote mostrò di non gradire quel maltrattamento; sbuffò, poi brontolò e mandò a quel paese il "barbitonsore". Il barbiere comprese le sue ragioni, ma con un richiamo al Vangelo, celiando gli disse: "Ma Gesù Cristo, quando lo hanno incoronato di spine, flagellato, sputacchiato, si è forse lamentato?. Alla fine di quel supplizio il sacerdote lasciò frettolosamente la barberia senza il minimo cenno di voler pagare; ma questi lo rincorse:"Signor Parroco, al suo paese non si usa pagare il barbiere?". "Certo, ma non mi risulta che Gesù Cristo abbia pagato i carnefici, che lo hanno torturato!"
Soldati Ryan» della Valle Imagna
«Su nove fratelli eravamo al fronte in sette, ma tutti abbiamo riabbracciato nostro padre» SANT'OMOBONO Sei ottobre 1942, Selino Alto di Sant'Omobono: Eugenio Mazzoleni, padre di 9 figli, viene portato dalla casa della frazione Gandino alla piazza del paese su una sedia. È malaticcio e non ce
la fa a raggiungere a piedi la folla che lo sta aspettando. un premio di 4.000 lire per avere cinque figli (Gerolamo, Elia, Paolo, Tarcisio ed Ermenegildo) alle armi, durante la seconda guerra mondiale. Il sesto figlio, Calisto, partirà l'anno dopo; il settimo, Eugenio, è al servizio della Patria per la costruzione a Malles in Trentino, di fortificazioni di guerra. L'ottavo, Ottavio, all'epoca aveva 15 anni. La nona era una femmina,
Elena. Entrambi quindi non potevano partire per il fronte. ed Ermenegildo. Papà Eugenio quel 6 ottobre venne premiato tra gli applausi dei suo concittadini e le congratulazioni delle autorità, ma in cuor suo sperava che la guerra finisse al più presto per poter rivedere i suoi figli. Fortunatamente a loro andò meglio che ai fratelli del soldato Ryan (la storia raccontata nel film di Steven Spielberg) caduti durante i combattimenti: tutti e sette i giovanotti di Eugenio Mazzoleni tornarono a casa sani e salvi. Tarcisio e Paolo, in
particolare, riuscirono a rivedere i propri cari dopo aver combattuto,
rischiato la vita ed essere stati prigionieri in campo di
concentramento. casa la prima volta dopo tre anni di guerra – racconta – ma dovetti subito partire per la Francia. Dopo l'8 settembre del '43 (armistizio con le forze angloamericane, ndr) venni fatto prigioniero dei tedeschi e portato a lavorare come infermiere in un ospedale del Belgio. Ricordo la fatica per tornare a casa, appena finita la guerra: sei giorni, un po'
a piedi o con mezzi di fortuna, da Foggia, dove ero stato trasferito». Allo scoppio della guerra rientra dalla Francia, dove lavorava come boscaiolo. Viene trasferito in
diverse caserme per poi essere mandato in Albania, dove c'era anche il
fratello Tarcisio. ma non siamo mai riusciti a incontrarci. Neppure quella volta che dovevamo prendere entrambi la nave per l'Italia, partendo da Durazzo. Io mi addormentai al porto e al risveglio mi ritrovai derubato di tutto. Riuscii comunque in qualche modo a raggiungere casa». Diversa la sorte del fratello Paolo: «Ci dissero che la nave ci avrebbe portato in Italia – ricorda – invece sbarcammo in Montenegro e lì ci trovammo di fronte i
partigiani jugoslavi». prigioniero dai tedeschi e a piedi costretto a raggiungere la Jugoslavia. Da qui viene trasferito in un campo di concentramento nelle vicinanze di Dusseldorf. «Ricordo che ci ammassarono in piazza – dice Paolo, ora residente a Mandello Lario, nel Lecchese – e ci spogliarono di tutto. Riuscii a salvarmi perché mi
trasferirono a lavorare in una fabbrica di carta sul Reno». Tutti comunque tornarono a casa. «Fu un caso unico almeno nella nostra provincia: sette fratelli in guerra tutti salvi» dice Paolo. In paese ci fu la festa dei reduci, con cerimonie e processioni religiose. Quattro dei fratelli Mazzoleni, ebbero l'onore di portare la statua di San Luigi. Alla cerimonia di quel 6 ottobre 1942, quando papà Eugenio venne premiato, c'era Ottavio, l'ottavo fratello allora quindicenne. «C'era l'ispettore di zona dei fascisti Giosuè Frosio – ricorda – il podestà Costante Mazzoleni, e poi altre autorità e la
poca gente del paese. Tutti per ringraziare mio padre». seguire parole di vivo elogio al premiato, che additò alla riconoscenza dei cittadini. E l'ispettore di zona, a sua volta ebbe parole di
viva ammirazione a nome del Partito». dicendosi lieto e fiero di poter offrire alla Patria il sesto figlio, che raggiungerà presto gli altri fratelli»
Due amici di 80 anni che sono nati lo stesso giorno
CALVENZANO: Due amici per la
pelle, con la curiosa coincidenza di essere nati lo stesso giorno e lo
stesso anno (il 16 novembre 1923), a Calvenzano. Anche domenica 16-11-2003 sono
stati i primi, reciprocamente, a scambiarsi gli auguri. |